Zoom-In – Dentro le visioni di chi crea - 6ª puntata con Michele Guerra

Nuova uscita del nostro format d’interviste con il Sindaco di Parma sul progetto European Youth Capital 2027

Per la 6ª puntata del nostro format di interviste abbiamo fatto due chiacchiere con Michele Guerra, Sindaco di Parma, che ci ha raccontato della sua passione per il cinema, di quanto sia importante scegliere il punto di vista giusto quando si amministra una città, del lavoro fatto sulla VIG e dell’appassionante percorso di protagonismo giovanile che vedrà Parma vestirsi del titolo di European Youth Capital nel 2027.

Il cinema è stato fondamentale per il suo percorso formativo e professionale. Se dovesse definirsi attraverso il titolo di un film, quale sarebbe?


La mia vita è attraversata da tanti film, trovarne solo uno che mi definisca sarebbe impossibile. Ma il bello del cinema è proprio questo: un’infinita possibilità di vite e di mondi che ampliano la tua realtà. Per me il cinema ha sempre rappresentato l’opportunità di vivere qualcosa di oltre, di ulteriore rispetto alla mia quotidianità. I film che mi hanno segnato sono stati 2001 Odissea nello spazio, il più difficile della mia vita, l’ho visto da ragazzino e ancora oggi credo di non averlo capito del tutto; I Soliti Ignoti è un altro film che cito spesso, e infine un titolo un po’ più inusuale è il primo Fantozzi, che davvero credo abbia raccontato qualcosa che nessun altro era riuscito a far passare per il cinema italiano fino a quel momento.

Nel cinema si lavora molto sul punto di vista: decidere cosa mostrare e cosa lasciare fuori campo. Quanto è importante scegliere il punto di vista giusto anche quando si amministra una città?


È molto importante e dev’essere un punto di vista molto ancorato; devi avere dei valori guida che rappresentino il punto nel quale decidi di posizionare la tua macchina da presa: a partire da quei valori, da quella posizione, ci si mette a guidare un’amministrazione provando a restituire l’immagine giusta. È ciò che abbiamo cercato di fare sin da subito: abbiamo fatto un programma che avesse quei valori, e ogni volta che dovevamo andare a proporre un’azione amministrativa ci chiedevamo se quei valori fossero rispecchiati nell’azione che stavamo mettendo in campo. Dopo alcuni anni di lavoro posso dire che è sempre stato così e che se non si fa questo, l’inquadratura per forza di cose risulterà sbagliata.

Lei ha parlato della sua vocazione al servizio come di una delle ragioni che l'hanno avvicinata alla politica. Nel suo percorso queste forme di servizio sono cambiate: ricerca, insegnamento, amministrazione della cultura e infine la guida della città. Com’è cambiata la percezione della sua responsabilità con il modificarsi del suo ruolo?


Ognuno di noi deve avere un alto senso di responsabilità rispetto al lavoro che fa, perché se fai bene quello che ti è dato fare, a quel punto la tua comunità ne avrà comunque un grande vantaggio. Quello che cambia davvero è il numero di responsabilità, perché facendo il sindaco rispondi per tante altre cose differenti tra loro: ovviamente è una palestra molto diversa perché ti mette in contatto con attrezzi diversi e anche con problemi diversi, quindi devi fare in modo che la tua mente sia in grado di tenere tutto insieme per trovare il bilanciamento di coesione migliore per la città.

Sia nel percorso di Parma Capitale Italiana della Cultura sia, oggi, in quello di Parma Capitale Europea dei Giovani, c’è un’idea di amministrazione che non progetta solo per la città, ma con essa. Qual è la differenza, per Lei, tra una città che viene semplicemente consultata e una città che partecipa davvero alle decisioni?


La differenza sta nel fatto che se tu lavori con tutti, a un certo punto costruisci un discorso nel quale trovi le parole di ognuno; diversamente trovi le parole solo di alcuni, che come sempre accade risulteranno insufficienti. Poi le decisioni stanno a noi che siamo stati chiamati ad amministrare Parma e ce ne assumiamo la responsabilità, ma se andiamo a utilizzare la capacità di lettura di tante realtà che stanno al nostro fianco al livello associativo, istituzionale, economico, pubblico e privato, riusciamo ad avere quella visione a 360° che ci ha permesso di raggiungere i risultati che citavi. Parma Capitale della Cultura e Parma European Youth Capital 2027 non ci sarebbero state se non ci fosse stata prima una campagna di coinvolgimento reale: questo è l’unico modo di amministrare, perché nella complessità di questo mondo puoi fare bene solo se sei in grado di valorizzare il contributo di tutti; ed è qualcosa che ti fa anche stare meglio rispetto alle scelte prese perché ti permette di scavare in profondità.

Da dove nasce l’idea dello Youth Test e qual è stato il processo di inserimento di questo check all’interno delle delibere comunali?


Nasce nel progetto di Capitale Europea dei Giovani: quando abbiamo cominciato l’iter, è venuto fuori questo strumento che in Europa si chiama Youth Check e che per noi è diventata la VIG, la Valutazione d’Impatto Generazionale. Abbiamo iniziato a lavorare con un gruppo che ha scientificamente elaborato questo strumento e da lì è partito un percorso di formazione per amministratori e tecnici per far capire cos’è la VIG, come funziona, come applicarla ai diversi settori e quale sarebbe stato il modo di portarla dentro il percorso di costruzione di una delibera. E’ stato un percorso lungo, che oggi però a Parma funziona e per noi è importante perché non solo dà concretezza a un pensiero generazionale al livello amministrativo, ma perché è frutto di un processo di ascolto delle giovani generazioni che oggi hanno la possibilità di vedere se il loro Comune fa o non fa politiche generazionali. So che questo metodo si sta diffondendo in altre città italiane e stiamo lavorando con il CNEL perché si possa realizzare una proposta di legge che porti la VIG al livello nazionale.

Con il progetto Parma EYC2027 come sta cambiando il coinvolgimento dei giovani nella vità pubblica della città?


Il progetto coinvolge un grande numero di giovani soprattutto nella fascia d’età tra i 18 e i 25 anni, che hanno costruito a Parma il Consiglio Locale dei Giovani sul modello del Consiglio Nazionale Giovani, con oltre 30 associazioni giovanili partecipanti. Si può fare ancora di più: la sfida infatti è coinvolgere anche i giovani che oggi sono ai margini e non si sentono in nessun modo coinvolti nella vita delle città; è un percorso ancora lungo e quindi lavoriamo per fare in modo che il CLG si allarghi e diventi uno spazio interessante anche per coloro che oggi non ne fanno ancora parte.

Avete scelto la “piazza” come metafora e come spazio concreto del progetto. Che cosa può ancora essere oggi una piazza per una generazione che vive una parte enorme della propria socialità online?


La piazza l’hanno scelta i ragazzi, sono loro ad aver identificato il luogo della relazione per eccellenza come la chiave per fare la Capitale Europea dei Giovani. Le piazze hanno una doppia funzione: da una parte sono spazio metaforico dell’incontro, anche digitale, dove discutere i temi su cui i giovani vogliono lavorare. Però poi queste piazze costruiamole anche, torniamo a occuparle e a fare in modo che i giovani siano visibili e protagonisti, anche adesso che sono numericamente molto meno di un tempo, e senza darli per scontati come per tanto tempo hanno fatto le istituzioni. Questa mattina ho inaugurato uno spazio: modificando una piccola piazza e dipingendola con i colori di Parma EYC27, abbiamo creato uno spazio di ritrovo che la città prima non aveva e che adesso c’è proprio grazie a questi ragazzi. Spero che da qui al 2027 ne crescano molti altri, perché il prossimo anno fisicamente vedremo in tante piazze, vecchie e nuove, i giovani sedersi, dialogare, confrontarsi e magari anche prendere di petto quella che è una città in cui vogliono avere una capacità di voce maggiore.

Com’è strutturato il programma di Parma EYC2027, a che punto della sua organizzazione ci troviamo e come funziona la selezione delle proposte?


Il programma ha una serie di attività che hanno queste due piste parallele, le Piazze e le Vie della Trasformazione, che riflettono le questioni su cui i giovani vogliono incidere: l’ambiente, il disarmo, l’equità sociale, i diritti, tutti input nati dalla loro città, ma poi ragionati sempre sul piano nazionale ed europeo. Poi c’è stata una chiamata alla città che ha portato tantissimi altri soggetti ad essere coinvolti nel progetto: c’è il mondo dell’impresa, l’università e il terzo settore, che hanno iniziato a costruire a loro volta dei percorsi dentro EYC2027 in modo autonomo e attraverso i loro team interni. C’è quindi anche un programma fatto da realtà cittadine che hanno voluto contribuire a European Youth Capital, con una continua crescita di partner che aggiungono valore e che speriamo possano continuare anche negli anni successivi al 2027.

Dare ai giovani un ruolo nella progettazione significa anche metterli nelle condizioni di confrontarsi con vincoli, priorità e risorse limitate. Quanto è importante che affrontino in prima persona la questione della sostenibilità economica delle loro proposte?


E’ fondamentale: bellissime sono le idee, doveroso è mettere i giovani nelle condizioni di realizzarle; ogni volta che devo parlare del progetto sento sempre un po’ di imbarazzo legato al fatto che non vorrei mai che si pensasse che il sindaco sta guidando EYC2027. Il sindaco è soprattutto un sostenitore, oltre che un osservatore, ed è sempre stato così: i ragazzi hanno scritto il dossier, io sono andato a discuterlo a Bruxelles insieme a una rappresentante, Emma Nicolazzi Bonati, ma io ho parlato unicamente degli impegni concreti della città, sui contenuti hanno parlato solo loro. I giovani si stanno facendo avanti e hanno voglia di prendersi questa responsabilità, di rispondere di tutto il percorso, sapendo che siamo al loro fianco, ma anche che quel progetto appartiene a loro. Vedere questo mi fa piacere, perché sono convinto che le giovani generazioni siano capaci di vedere la città e di progettare, mentre siamo noi adulti ad essere convinti che i ragazzi abbiano sempre bisogno di accompagnamento, mentoring e tutoring fino a chissà che età.

Oltre ai 13 milioni raccolti grazie alle imprese del territorio, Parma EYC2027 ha ricevuto il sostegno della Regione Emilia-Romagna con un contributo di 1,5 milioni di euro, di cui 225mila destinati ai Comuni capoluogo della regione per sviluppare iniziative collegate al progetto. Da dove nasce l'idea di estendersi oltre i confini di Parma?


L’idea nasce dalla vocazione stessa del titolo: European Youth Capital invita a pensarti al livello europeo, quindi c’è un luogo dove tutto accadrà, però o tu ti pensi oltre Parma o hai fallito la missione. Abbiamo iniziato da subito a pensare che il progetto dovesse estendersi ai confini regionali, nazionali ed europei, lavorando su diversi livelli. La Regione ci è stata a fianco da subito con un contributo molto importante e con un’idea di coinvolgimento molto forte delle altre città della regione; stiamo lavorando molto bene con reti come il GA/ER che sono al nostro fianco e siamo felici perché crediamo che l’Emilia-Romagna sia una regione molto fortunata: il rapporto che il CNEL ha fatto sull’attrattività del nostro paese dimostra che l’Emilia Romagna è in controtendenza rispetto al trend negativo nazionale; è una regione attrattiva, che porta tanti giovani a sceglierla, anche da fuori, ed è quindi un esempio forte da prendere a modello.

All’interno del dossier di Parma EYC2027 si parla della dimensione trasformativa del progetto, con l’obiettivo di generare iniziative che attecchiscano sul territorio. Come state lavorando perché queste esperienze non rimangano iniziative spot, ma possano essere messe a sistema come parte delle politiche della città?


Questo è il tema più delicato: l’aggettivo trasformativo vuol dire che il progetto avrà vinto la sua scommessa se alla fine del 2027 avrà trasformato il modo che la città ha di pensare i giovani e di valorizzarli. Rispetto a Capitale Italiana della Cultura qui non ci sono eventi fisicamente riconoscibili che possano convincere del fatto che la città sta producendo attività culturale: c’è invece molto pensiero, sono attività da fare al livello di condivisione e confronto. Se fai solo attività eventistica, sai che alla fine dell’anno non avrai più le risorse per farla di nuovo, ma se invece durante l’anno porti una trasformazione nel pensiero delle cose e in ogni attività, allora stai certo che negli anni successivi qualcuno erediterà quel pensiero e lo porterà avanti. Per questo è più difficile farlo capire alla città, perché oggi viviamo in un tempo disperato dove se non hai niente da esibire a favore di camera sembra che non stai facendo niente. Bisogna far capire a Parma che sta cambiando perché si sta muovendo su un pensiero nuovo, non solo perché si vede un nuovo edificio appena costruito.

Se dovesse invitare un giovane che non conosce Parma a venire qui nel 2027, ma avesse a disposizione una sola frase per convincerlo, cosa gli direbbe?


Che è il momento giusto per esserci. Non c’è un altro momento come questo, in cui il fatto stesso di essere giovane diventa immediatamente il valore per cui ha senso essere a Parma proprio ora!