Sessfem Bologna, parlare di salute e sessualità al femminile

Da dieci anni, laboratori gratuiti e percorsi autogestiti

SessFem è una sigla di cui a Bologna si sente parlare spesso; arriva un periodo dell’anno in cui si intercetta questo nome in diverse conversazioni, informali, amicali, sotterranee rispetto a una narrazione ufficiale: è il momento delle iscrizioni. SessFem è un’esperienza che va avanti da dieci anni, nel capoluogo emiliano romagnolo, è un laboratorio autogestito e autogovernato, che si propaga e si tramanda grazie alla volontà di chi l’ha vissuto.

Valentina Bai e Giuditta Panzieri sono due facilitatrici SessFem per il laboratorio 2022/2023 e si raccontano.

Cos’è SessFem?

“Sessfem è un percorso sulla sessualità femminile spiega Valentina - un laboratorio autogestito, gratuito in cui si trattano diversi argomenti, dal genere, al sesso, la sessualità, la violenza, la violenza di genere, le mestruazioni, il ciclo mestruale e le malattie sessualmente trasmissibili; si formano diversi gruppi in tutta Bologna con una media di 20 persone a gruppo, guidati da delle facilitatrici, che non sono delle esperte, ma persone che hanno già concluso il percorso come partecipanti e si incaricano di coordinare il gruppo, gli argomenti da trattare e gli eventi esterni.

”SessFem nasce a Berkeley negli anni Novanta, poi in Italia proprio a Bologna che è stato il primo laboratorio italiano; è stato portato qui da una studentessa che aveva studiato in California e poi l’ha riproposto qua- racconta invece Giuditta che, come Valentina, ha concluso il percorso SessFem come partecipanti l’anno scorso, e, di fronte alle call per facilitatrici per quest’anno, hanno deciso di provarci - Per me partecipare è stata un’esperienza molto bella, una presa di coscienza rispetto ad alcuni temi, una di quelle cose che si potrebbe definire uno spartiacque; ho studiato Filosofia al triennio e mi ero avvicinata al pensiero delle filosofe femministe, ai gender studies, ma era una cosa che non avevo avuto modo di approfondire in maniera più pratica”.

I racconti delle esperienze SessFem restituiscono un’atmosfera molto intensa, intima, con regole a sé che garantiscono un ambiente sicuro per chi partecipa per potersi aprire e confrontare. Quali sono le caratteristiche principali dei laboratori SessFem?

“Intanto bisogna dire che le facilitatrici hanno un rapporto molto alla pari con il gruppo, anche noi partecipiamo agli esercizi e l’unica differenza è che noi abbiamo già fatto il percorso- spiega Valentina - uno dei metodi di SessFem che si deve garantire è il safe space: durante i primi incontri si firma un accordo in cui si sottoscrive che tutto quello che è detto all’interno del gruppo e del cerchio ne rimane all’interno, e si delineano metodi di comunicazione, come la non violenza e il non giudizio. C’è anche una parte della dispensa che ne parla, facciamo riferimento a una dispensa che negli anni si è ampliata tantissimo, dove sono contenuti tutti gli argomenti in diverse sezioni. Il gruppo si basa molto sulla fiducia reciproca perché si costruisce proprio insieme, con l’idea di avere uno spazio sicuro. Uno degli obiettivi è proprio quello.

“Uno spazio lo fanno le persone che partecipano- spiega Giuditta - persone diverse creano un‘atmosfera diversa e la sensibilità delle singoli facilitatrici sta nel leggere e interpretare i bisogni del gruppo, in modo che si autogoverni, che è un po’ il senso di Sessfem. A me piace molto che sia un laboratorio autogestito, autogovernato, che viene passato dai partecipanti, che non è legato a nessuna realtà precisa e che non è legato neanche a logiche commerciali di guadagno. E poi, sullo spazio sicuro, non basta dire è uno safe space per renderlo tale: l’elemento di sicurezza deve essere performato e reso tale, e questo lo fai mettendo in atto dinamiche comunicative, come quelle della non violenza, del non giudizio di cui parlava Valentina. Una delle cose più belle di Sessfem è questo esercizio di comunicazione, che è molto difficile da riportare al di fuori del contesto protetto del laboratorio, anche banalmente nella tua bolla di amici.

“La cosa fondamentale è l’accordo - aggiunge Valentina - rispetto alla creazione di uno spazio sicuro “Mettere nero su bianco tutti i punti necessari su cui si fonda questo concetto. A volte le persone non sono abituate, anche una cosa come non interrompere gli/le altri/e quando si parla va sottoscritto”. C’è un altro elemento che torna, nei racconti di Valentina e Giuditta rispetto alle dinamiche dei laboratori: il silenzio. Un luogo sicuro si crea anche lasciando depositare tutto quello che viene detto. I silenzi lunghissimi per me sono super preziosi: all’inizio ti viene da colmarli, ti senti quasi di dover fare, di dover dire, invece accogliere quello che dice l’altro e lasciarlo depositare attraverso il silenzio è fondamentale. Anche il silenzio è una parte molto bella e che aiuta a costruire uno spazio sicuro”.

Entrambe sono all’inizio del loro percorso di facilitatrici e sono sostenute dall’esperienza e dall’aiuto di chi ha facilitato prima di loro; la mole di materiali raccolte durante gli anni si è ampliata ed è stata organizzata nel tempo da chi si è susseguito alla conduzione dei laboratori. E’ una rete informale molto disponibile che ha cura del buon funzionamento di SessFem. Valentina ci racconta che per prepararsi alla facilitazione del gruppo, hanno fatto un incontro di circa quattro ore, improntato per lo più al come gestire alcune situazioni che possono emergere in un cerchio; la scaletta degli argomenti, gli esercizi, persino le tracce delle mail di riepilogo degli incontri sono a disposizione di chi coordina il gruppo, per dire che l’attenzione, anche in fase di preparazione, è su quel cerchio vivo e pulsante che cambia e si costruisce e cambia di nuovo con il progredire del percorso. (qua un programma di esempio).

Ma cos’è, invece SessFem, per Giuditta e Valentina?

“E' una piccola comunità - sottolinea Giuditta - le persone che hanno già partecipato sono molto disponibili, è una piccola rete e chiunque voglia approcciarsi, che sia curioso di sapere o che voglia consigli, scambi di conoscenze, è il benvenuto. Secondo me è anche questo aspetto informale di fruizione di conoscenza che crea questo spazio sicuro, democratico, che cerca di essere piano, un po’ utopistico. Poi l’accessibilità, sia a livello di barriere architettoniche che economico: SessFem è gratuito e vuole essere accessibile in vari formati e in vari contesti. In maniera intersezionale”.

Per Valentina invece SessFem è anche un altro modo di fare politica - La politica dentro Sessfem entra sempre come esperienza personale, perché si parte dal sé, si può prendere in considerazione la propria esperienza per poi portarla nel gruppo”.

Quest’anno il laboratorio di Bologna ha ricevuto moltissime richieste di iscrizioni, quasi 300. E se si volesse portare SessFem in altre città della regione?

“Una delle cose fondamentali per portare SessFem in un’altra città è aver fatto Sessfem. C’era chi voleva attivarlo in un’altra città ma non avevano mai fatto Sessfem, era complicato riuscire a far capire un poco come fare e di cosa si stava parlando. È meglio non essere da soli/e a gestire un gruppo, meglio essere in due o tre. È tutta un’altra cosa, anche per decomprimere tutto quelle che emerge e che c’è da organizzare. Però sì, la cosa fondamentale è aver fatto Sessfem e aver fatto il percorso; quando si vuole attivare si può contattare su instagram o via mail e possiamo programmare un incontro di infarinatura sulla facilitazione, condividere dispense e documenti sugli incontri e l’organizzazione.

Se siete interessati/e a portare SessFem in una città della regione, fate riferimento all’account Instagram di SessFem Bologna.