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Most, un ponte tra Reggio Emilia e i Balcani

La guerra in Bosnia ed Erzegovina attraverso gli occhi degli studenti dell’Istituto “Blaise Pascal”

Cosa rimane, a oltre venticinque anni di distanza, dell’assedio di Sarajevo e della guerra che ha attraversato il cuore dell’Europa nell’ultimo decennio del ‘900? È questa la domanda - e il contesto storico - da cui prende avvio Most – Un ponte tra Reggio Emilia e i Balcani”,ilprogetto con capofila Iscos Emilia-Romagnarealizzato dal Comune di Reggio Emilia in collaborazione con Istoreco, Fondazione E-35, Fondazione Mondinsieme e Associazione Mirni Most, cofinanziato dal “Bando Pace, interculturalità, diritti, dialogo interreligioso e cittadinanza globale” promosso della Regione Emilia-Romagna. Obiettivo di “Most” è realizzare un ponte permanente per la pace e i diritti umani tra Reggio Emilia e i Balcani, in grado di coinvolgere, in particolare, le giovani generazioni. 

La guerra in Bosnia ed Erzegovina, il conflitto armato svoltosi tra il 1992 e il 1995 e conclusosi con la stipula dell'accordo di Dayton che pose ufficialmente fine alle ostilità, si inserisce all'interno delle guerre jugoslave verificatesi tra il 1991 e il 2001 all'indomani della dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Il conflitto, temporalmente a noi ancora vicino ma in gran parte dimenticato, non ha contrapposto solo eserciti, ma anche lingue e culture, separando ciò che prima appariva come un’unica sostanza e alimentando differenze che divennero ben presto terreno fertile per odio e violenza, al punto che dal genocidio di Srebrenica e dalla “pace fredda” sarebbero scaturiti confini e contraddizioni che, ancora oggi, caratterizzano la Bosnia Erzegovina. 

“Most”,progetto dal respiro regionale, si è declinato in diverse iniziative, tutte volte a sensibilizzare la comunità - con particolare attenzione alle giovani generazioni - alla cultura della pace e della non-violenza. Filo conduttore del progetto è stato il tentativo di unire idealmente, attraverso l’immagine del ponte, non solo le due sponde dell’Adriatico, ma anche due diverse generazioni che, venticinque anni dopo la fine del conflitto, possono ritrovarsi per condividere la campagna per la difesa dei diritti umani, la pace e la non-violenza attraverso una molteplicità di strumenti, attività, stili comunicativi e tecnologie tra loro eterogenei.

È su questi temi che hanno lavorato gli studenti di due classi dell’Indirizzo Grafica dell’Istituto “Blaise Pascal” di Reggio Emilia. Nella prima parte del progetto, gli studenti coinvolti, guidati dalla Prof.ssa Elena Benati e da Sergio Marrone, hanno approfondito e studiato il contesto storico, politico e sociale che ha fatto da sfondo agli avvenimenti bellici; i moduli didattici teorici, incentrati sui temi della promozione dei diritti umani e della loro difesa, dell’interculturalità e del dialogo interreligioso - con particolare riferimento al contesto dei Balcani - sono stati arricchiti da alcune videointerviste a Tamara Cvetković, giovane peacebuilder bosniaco-erzegovese. 

A questa prima fase teorica ne è seguita una operativa che ha visto gli studenti dell’Indirizzo Grafica dall’Istituto impegnati nella realizzazione di un Laboratorio di comunicazione sociale sui diritti umani e l’impegno civile”, nell’ambito del quale, in un vero e proprio esercizio di contaminazione di linguaggi e forme espressive differenti, hanno cercato di far dialogare le testimonianze storiche con i social media, con le foto dei movimenti per la pace degli anni ’80-’90 e con i racconti dei volontari. Risultato del processo creativo sono una serie di splendidi manifesti (circa una quarantina) da loro ideati e realizzati, ciascuno dei quali dedicato all’approfondimento di un aspetto dell’articolato e complesso tema affrontato, arricchito dalla sensibilità e dal punto di vista degli studenti.  

“Il nostro lavoro”, ci dice Nicolò Borziani, studente dell’Istituto “Blaise Pascal” che ha preso parte al progetto, “si è tradotto nella realizzazione di una serie di grafiche: ognuno di noi ha condensato in un manifesto originale un messaggio di unione e sensibilizzazione tra Bosnia e Italia, interpretando e raccontando la vicenda da punti di vista personali e differenti”. Un percorso ideativo e creativo che Nicolò definisce “molto stimolante dal punto di vista artistico, merito anche della complessità culturale e sociale dei temi sui quali siamo stati chiamati a confrontarci”.  

“Gli studenti”, ci spiega la Prof.ssa Elena Benati, docente dell’Istituto che ha seguito il progetto, “hanno realizzato queste opere in un contesto molto particolare: il lockdown. Questa clausura, in questo caso causata dall’epidemia e non da una guerra, nella quale gli studenti, come tutti noi, si sono improvvisamente ritrovati, credo abbia fornito loro una sensibilità particolare nell’interpretare tematiche legate alla privazione delle libertà, alla separazione e alla corresponsabilità che ogni uomo condivide a prescindere dalle differenze”. E, in effetti, guardando questi manifesti colpisce la varietà e l’originalità dei punti di vista con cui la vicenda storica viene affrontata e filtrata e ciò, indubbiamente, invita il fruitore a riflettere in modo nuovo sul dialogo possibile con l’altra sponda dell’Adriatico. 

“La nostra scuola”, prosegue la Prof.ssa Benati, “collabora già da diversi anni con il Comune di Reggio sui temi del dialogo interculturale e sulle relazioni e gli scambi tra la nostra città e altri paesi, pertanto questo progetto è stato per noi una naturale prosecuzione di un percorso educativo e didattico ormai consolidato. Ritengo che questo progetto abbia avuto un valore importantissimo sul piano dell’educazione civica, perché ha visto i ragazzi confrontarsi con dolorose e spesso dimenticate realtà storiche del nostro recente passato. A questo, naturalmente, si aggiunge il valore didattico e creativo, dato che i ragazzi si sono impegnati per tradurre emozioni e immagini in manifesti e grafiche. Come scuola desideriamo sempre più consolidare il filone didattico rivolto alla comunicazione sociale, un bel modo per dimostrare come la comunicazione visiva non sia solo marketing e pubblicità, ma anche strumento di costruzione di socialità. Nel corso di questo progetto ho visto i ragazzi crescere molto”. 

Insomma, grazie a questo progetto gli studenti dell’Istituto “Blaise Pascal” hanno avuto modo di riflettere sul significato della pace e sull’importanza del dialogo interculturale. Il catalogo con tutti i manifesti realizzati dagli studenti, disponibile cliccando qui, è stato pubblicato sul sito del Comune di Reggio Emilia, nella sezione dedicata alle iniziative internazionali, e i manifesti sono stati in parte pubblicati anche sui profili social della Fondazione E35 accompagnati dai testi scritti dagli stessi studenti.

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