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Mappa la confisca, un viaggio alla scoperta dei beni confiscati alle mafie in Emilia Romagna

Prima tappa, tra Bologna e Villa Celestina

Sapevi che i beni confiscati alle mafie in Emilia-Romagna sono più di 150? 

A 25 anni dall’approvazione della legge 109/96, che ha permesso il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati, iniziamo un viaggio alla scoperta di questi ultimi nelle province della nostra regione. Quanti sono i beni confiscati in ciascuna provincia? Dove si trovano? Cosa ne è stato di loro dopo la confisca? Il fenomeno del riutilizzo sociale dei beni sequestrati è per ora limitato nei numeri ma crescerà esponenzialmente nei prossimi anni. Partiamo da Bologna: il cancello di Villa Celestina, il primo bene della città confiscato e riutilizzato a fini sociali, è aperto.

Avere ben chiaro il quadro dei beni confiscati alle mafie in un determinato territorio non è impresa facile. Non è facile calcolarne il numero perché si possono considerare i singoli subalterni catastali o le unità immobiliari nel loro complesso. Non è facile perché i tempi burocratici per rendere la confisca definitiva sono spesso lunghi, e ancora più lunghi possono essere i tempi per la loro destinazione. 

A inquadrare la situazione della regione Emilia-Romagna è il sito coordinato dal Master in "Gestione e riutilizzo dei beni e delle aziende confiscati. Pio la Torre" dell’Alma Mater Studiorum di Bologna.

Su www.mappalaconfisca.com è infatti garantito l’aggiornamento della mappatura georeferenziata dei beni immobili confiscati in Emilia-Romagna, divisi per provincia.

Un dato è certo: i beni confiscati nella nostra regione sono più che triplicati negli ultimi sei anni. Se nel 2015 sul territorio regionale si contavano 44 beni confiscati, oggi se ne contano 152. Fondamentale e necessaria a questo riguardo è stata l’operazione Aemilia, il più grande processo alla mafia del nord Italia​.

Secondo i dati di Libera nella provincia di Bologna i beni confiscati sono circa venticinque.

Lo scorso maggio, proprio nel capoluogo, si è tenuta la prima edizione del “Festival dei beni confiscati”, fortemente voluto dal coordinamento provinciale di Libera. Tre giorni di eventi e dibattiti in cui relatori e relatrici esperti del tema e protagonisti del riutilizzo sociale hanno approfondito la situazione dei beni confiscati nel bolognese, il ruolo delle aziende sequestrate, le esperienze di buone prassi per un consumo critico e di contrasto alla criminalità organizzata, e quelle virtuose di beni confiscati che, a livello locale e nazionale, si sono riadattati per l’emergenza sanitaria, facendo emergere con ancora più forza l’importanza della destinazione a fini sociali

La location scelta per il festival, Villa Celestina, appena fuori dal centro città, è un luogo fortemente simbolico, un luogo che è traccia della presenza mafiosa e criminale sul territorio e che oggi è uno spazio aperto e condiviso. Confiscata in via definitiva nel 2008 a Giovanni Costa, condannato per il reato di riciclaggio aggravato, la villa è stata assegnata al Comune di Bologna nel 2018. L’immobile, di circa mille metri quadri, è il primo bene sequestrato alla criminalità organizzata destinato a fini sociali del comune di Bologna, che stanzierà 3,5 milioni di euro per la ristrutturazione della villa, un futuro alloggio per persone in difficoltà.

“L’obiettivo - spiega Andrea Giagnorio, referente di Libera Bologna - “è quello di rendere Villa Celestina un punto di riferimento per la città, un luogo di ritrovo e socialità, per arrivare al senso più profondo della legge 109/96, quello di rendere i beni confiscati di tutti e di tutte, beni che garantiscano i diritti, che parlino delle storie di mafia nascoste sul nostro territorio e che diano risposte alle cittadine e ai cittadini.”

Le attività che si svolgeranno a Villa Celestina non sono finite con il Festival dei beni confiscati. 

Il giardino della villa resterà infatti aperto fino al 24 luglio per la rassegna estiva di Libera Bologna “Presi bene”, che ogni giovedì, venerdì e sabato ospiterà eventi, concerti e spettacoli, iniziative che trasformano un luogo che era mafioso in uno spazio d’incontro e condivisione aperto alla comunità

Ma Villa Celestina non è l’unico bene confiscato riutilizzato a fini sociali della provincia di Bologna. Ci sono almeno altri tre casi, esempi tangibili della volontà delle amministrazioni pubbliche di contrastare i fenomeni criminali. A San Lazzaro, a marzo 2017, una villetta è stata assegnata a una cooperativa sociale e adibita a centro di accoglienza per richiedenti asilo, mentre a Pieve di Cento un edificio confiscato alla criminalità si è trasformato in una struttura di accoglienza per nuclei in emergenza abitativa e in nuova sede della Polizia Municipale. A Gaggio Montano un immobile confiscato è stato assegnato in via definitiva al Comune per finalità sociali ed è attualmente in uso all’Associazione di volontariato “Gaggio è un miraggio”. La spesa complessiva prevista per questo progetto è stata di 15 mila euro, il contributo regionale di 10.500 euro.

Riutilizzare a fini sociali i beni confiscati significa rendere visibile la presenza mafiosa e criminale sul territorio e trasformare spazi che erano simbolo di criminalità in luoghi di giustizia sociale al servizio della collettività. 

Mentre i beni confiscati in Emilia-Romagna aumentano è importante prendere coscienza dei luoghi che, intorno a noi, raccontano storie di mafia e di contrasto alla mafia. La prima tappa è stata Bologna ma siamo già in viaggio verso un’altra provincia.

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