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Partecipazione

Mappa la confisca, un viaggio alla scoperta dei beni confiscati alle mafie.

Terza tappa: Forlì - Cesena

A 25 anni dall’approvazione della legge 109/96, che ha permesso il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati, prosegue il nostro viaggio alla scoperta di questi ultimi nelle province dell’Emilia Romagna. Quanti sono i beni confiscati in ciascuna provincia? Dove si trovano? Cosa ne è stato di loro dopo la confisca? Siamo partiti da Bologna, più precisamente da Villa Celestina, il primo bene confiscato e riutilizzato a fini sociali della città, che da pochissimo ha riaperto i suoi cancelli ai cittadini. Abbiamo proseguito verso Parma, fermandoci in ex beni mafiosi riconvertiti in biblioteche, palestre e musei, e siamo arrivati a Piacenza, in uno dei rari beni confiscati riutilizzati per fini sanitari.

Il nostro viaggio prosegue verso sud, alla volta di Forlì-Cesena, con i suoi 13 beni confiscati e le sue virtuose esperienze di riconversione.

 

A Forlì, in viale dell'Appennino, fa capolino l’Ex Podere Limonetti. I suoi sei ettari, lasciati all’incuria, erano ormai una discarica a cielo aperto quando, ancor prima dell’uragano del processo Aemilia, sono stati sequestrati per un giro di usura e affidati a due cooperative sociali, che hanno trasformato il terreno in campi di grano, serre, orti sociali e coltivazioni di erbe aromatiche a cura di disabili e malati psichiatrici. All’interno del Podere Limonetti troviamo anche La Casa della Legalità, inaugurata nel 2017, luogo d’incontro delle associazioni territoriali che operano per la sensibilizzazione riguardo temi legati ai fenomeni mafiosi, e sede della Consulta comunale della Legalità

Poco lontano dal Podere Limonetti, un altro immobile è stato assegnato al Circolo Ricreativo Endas Ludovico Marini, le cui attività saranno strettamente connesse con la Casa della legalità. Questi due beni confiscati sono centrali per “Vitamina (L)egalità”, il progetto messo in campo dal Comune di Forlì per il riutilizzo e la valorizzazione dei beni confiscati al crimine organizzato che prevede concorsi per i giovani, iniziative, incontri ed eventi aperti ai cittadini.

È una storia di confisca lunga più di dieci anni quella dell’Ex colonia Prealpi a Villamarina, Cesenatico, un complesso immobiliare di più di mille metri quadri composto da numerosi locali. Confiscato ad una società di latina riconducibile alla Banda della Magliana nel febbraio 2001, solo nel 2018, dopo numerosi anni di stallo, l’immobile è tornato nelle mani del Comune. Il bene mafioso verrà in parte demolito e ricostruito per essere trasformato in alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il sindaco, Matteo Gozzoli, ha posato la simbolica prima pietra, e i lavori, salvo imprevisti, si concluderanno a giugno 2022. Tutti gli appartamenti, progettati per essere pienamente fruibili anche a persone con fragilità fisiche o psicologiche cognitive, saranno a elevata efficienza energetica e dotati di sistemi tecnologici avanzati.

Spostiamoci adesso verso Cesena, la nostra ultima tappa, per raccontare la storia del patrimonio immobiliare di Alfredo Ionetti, imprenditore di Reggio Calabria fortemente legato alla ‘ndrangheta e proprietario di numerosi beni in città. Tra gli immobili a lui confiscati dal Tribunale di Reggio Calabria troviamo una viletta indipendente, destinata al corpo forestale dello Stato, e una palazzina diventata una casa di accoglienza per profughi e richiedenti asilo, che può ospitare fino a un massimo di 30 ospiti.

Termina qui il nostro viaggio alla scoperta dei beni confiscati in Emilia Romagna, beni che, grazie alla volontà delle amministrazioni pubbliche di contrastare i fenomeni criminali, sono più che triplicati negli ultimi sei anni. Dei 150 immobili confiscati nella nostra regione ancora molti sono in attesa di essere destinati, ma il fenomeno del loro riutilizzo sociale non potrà che crescere esponenzialmente nei prossimi anni. Partendo da un luogo fortemente simbolico, come Villa Celestina, passando per Parma e Piacenza, e arrivando a Forlì-Cesena, siamo entrati in centri di accoglienza per profughi, richiedenti asilo, e persone in difficoltà, biblioteche, palestre, musei, studi medici, campi coltivati, luoghi una volta mafiosi ma ora aperti e condivisi, luoghi di ritrovo e socialità in cui sentirci di nuovo a casa.

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