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Mobilità. Lavorare tre mesi in Irlanda

Intervista a Simone Bertolotti

Nell’anno in cui si festeggiano i 30 anni del programma Erasmus, che ha visto negli anni migliaia di giovani viaggiare tra i paesi europei, per intraprendere percorsi di studio e acquisire nuove competenze, Giovazoom inizia un viaggio tra le storie di giovani emiliano-romagnanoli che nell’ultimo anno hanno fatto un esperienza di scambio all’estero.

Simone ha 20 anni. Oggi è uno studente dell’UniMoRe, dove frequenta il primo anno di Ingegneria Meccatronica, presso la sede di Reggio Emilia. Nel suo ultimo anno all’IIS Nobi di Reggio Emilia è venuto a conoscenza del progetto Erasmus+ Tirocinio.
Incoraggiato in particolar modo dall’insegnante d’inglese, insieme ad altri compagni, ha deciso di candidarsi.
Superato positivamente il colloquio di selezione Simone ha fatto i bagagli per tre mesi.
Una nuova avventura stava per iniziare per lui in Irlanda. La sua prima esperienza formativa oltre i confini nazionali.
La nostra Redazione lo ha intervistato per saperne di più.

Dove sei stato e per quanto tempo?
Da settembre a dicembre 2016 sono stato nei pressi di Cork, la seconda città dell’Irlanda. Per tre mesi sono stato ospite di una famiglia irlandese. Quando la nostra insegnante ci ha presentato questa opportunità l’ho accolta subito con entusiasmo. Nella mia classe abbiamo provato solo in tre a candidarci. Notavo che tra i miei compagni, ormai vicini alla maturità e alla scelta universitaria, predominava la paura di perdere tempo o di non conoscere abbastanza la lingua inglese. Per me l’Erasmus ha rappresentato subito un’occasione che mi avrebbe potuto arricchire.

Come ricordi il primo impatto con una città nuova e persone mai viste prima?
Le prime due settimane sono trascorse insieme agli altri studenti Erasmus, quindi sia con altri italiani, che con altri studenti stranieri. Insieme abbiamo partecipato ad un primo corso di inglese e abbiamo iniziato a svolgere colloqui presso le aziende irlandesi. Dopo due settimane tutti avevamo una destinazione per il nostro stage. 

Simone considera queste due prime settimane come un punto di forza di tutta l’esperienza: un momento fondamentale per iniziare il percorso. Sono stati giorni utili per conoscersi, per confrontarsi e condividere anche perplessità, così come aspirazioni. Due settimane di socializzazione con giovani di altre nazionalità. "Dividersi in effetti è stato brutto", ci racconta. Successivamente, infatti, sono stati tutti trasferiti in località diverse e lui è stato collocato in una famiglia con altri due ragazzi di Reggio Emilia.

Raccontaci un po’ del tirocinio che hai svolto: di cosa ti sei occupato?
Lavoravo presso un’azienda che produce lampade al LED, una realtà piccola dove però ho avuto l’opportunità di mettermi alla prova in diversi ambiti. Usavo il programma di disegno CAD e collaboravo anche con l’area test, partecipando al processo di fabbricazione delle lampade. Considerati i miei studi e la mia scelta universitaria, posso dire che mi è stato tutto utile.

Guardando un po’ indietro e ripensando a quei giorni di lavoro all’estero, hai riscontrato delle difficoltà durante la permanenza in azienda e in generale in Irlanda?
Se proprio devo raccontarvi qualche difficoltà, mi vengono in mente tutti i momenti in cui non sono riuscito a dialogare con il mio collega ungherese. Dovete sapere, infatti, che il team aziendale era composto da un francese, un ungherese ed un irlandese. A differenza degli altri, il collega ungherese stentava nell’uso dell’inglese e spesso ha trattato noi tirocinanti come una perdita di tempo, a differenza degli altri colleghi che invece hanno mostrato sempre disponibilità e voglia di valorizzare me e gli altri tirocinanti. Ammetto che questa situazione mi è pesata un po’, soprattutto quando gli altri miei due giovani colleghi italiani hanno concluso il loro stage e sono partiti, quindi sono rimasto solo.
Oggi credo che anche questo aspetto dell’esperienza mi sarà utile in futuro.
Infine il rapporto con la famiglia: mi sarebbe piaciuto passare più tempo con loro, ma purtroppo erano sempre molto impegnati e non sono riusciti a dedicare maggior tempo a me e agli altri ragazzi Erasmus ospiti in casa.

E oltre allo stage che cosa porti con te di questa esperienza? Vogliamo parlare un po’ della vita sociale…?
Beh questo è uno degli aspetti più belli dell’intera esperienza Erasmus. Io ritengo di essere stato abbastanza fortunato: avevamo un appuntamento fisso, con tutti gli altri Erasmus, ogni sabato pomeriggio a Cork.
Inoltre quasi tutte le domeniche sono state organizzate delle gite e delle attività culturali per noi. Io stesso ho cercato di organizzare in autonomia dei weekend fuori porta.
Per esempio ho approfittato della visita dei miei genitori per andare a visitare Dublino. L’Erasmus diventa un’occasione per i familiari e gli amici che hai lasciato in Italia per partire, venirti a trovare e visitare una nuova nazione. Alla fine in tre mesi credo di aver visto più Irlanda io di un irlandese.

Un'esperienza all'estero alla tua età rappresenta sicuramente un passo importante nel tuo percorso di crescita: la consiglieresti ai tuoi coetanei? Perché?
La consiglieri assolutamente a tutti e già in due occasioni mi sono ritrovato a parlarne con altri ragazzi e ragazze. Credo, infatti, che la condivisione di quanto è stato vissuto sia molto importante per altri giovani che magari sono incerti e timorosi nell’affrontare questa esperienza.

Simone è stato invitato a parlare davanti agli studenti delle classi terze e quarte delle scuole superiori e non ha perso tempo nel cercare di trasmettere loro il suo entusiasmo e far capire quanto importante e utile possa essere un’esperienza all’estero da giovani.

“E’ stato un momento molto significativo per me, per la gioia di raccontare il mio Erasmus e per la bellezza di confrontarmi anche con altri miei coetanei con alle spalle un’esperienza simile”, ci racconta.

Sicuramente prima di partire avevi delle aspettative: qual è il tuo bilancio alla fine del viaggio? Quali sono secondo te i vantaggi che fare un tirocinio all'estero porta con se?
Il mio bilancio è molto positivo. Vivere un periodo all’estero ti aiuta ad osservare la realtà con occhi nuovi. Impari anche a conoscerne nuove dimensioni, a scoprire che c’è un mondo fuori casa tutto da esplorare. Stare fuori dall’Italia è un’occasione per conoscersi meglio, per riscoprire una voglia di fare, di viaggiare, di cogliere tutte le opportunità che un Paese straniero ti può offrire. E’ una strana sensazione, ma arrivi in un contesto nuovo ed hai voglia di movimento. E’ come se avessi più energia.
Dopo i miei tre mesi in Irlanda, quando sono tornato, ho iniziato a frequentare l’Università e sono riuscito a dare degli esami anche abbastanza complessi. Questa è stata la mia più grande soddisfazione di fronte ai colleghi che prima di partire mi dicevano “non ce la farai mai” e vedevano questa esperienza come qualcosa che mi avrebbe fatto perdere tempo.
Oggi posso dire che i miei tre mesi di Erasmus+ Tirocinio in Irlanda non sono stati una perdita di tempo, ma un aggiunta di valori, di conoscenza, di energia al mio percorso di crescita. E spero vivamente che in vista del mio futuro professionale aver vissuto all’estero per un po’ e aver imparato discretamente la lingua inglese porterà altri frutti.

E domani dove ti vedi? Un futuro professionale in Italia o all’estero?
Mi piacerebbe investire le mie competenze in Italia, ma spero durante gli anni dell’Università di poter ripetere un’esperienza simile e magari andare alla scoperta di qualche altra nazione.

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