NEWS

LE NOTIZIE DAL PORTALE GIOVANI

Estero

Erasmus+ in Spagna. L'intervista a Sara

Tre mesi di tirocinio in Galizia

Qualche settimana fa vi abbiamo portato in Irlanda con Simone. Il viaggio di Giovazoom in Europa, alla scoperta delle esperienze dei giovani emiliano-romagnoli in Erasmus, continua. Oggi ci spostiamo in Spagna e andiamo esattamente in Galizia per raccontarvi l’esperienza di Sara.

Diplomata all’Istituto Tecnico per il Turismo “Angelo Motti” di Reggio Emilia, Sara Corradin, ventanni, è alla prese con la ricerca di un lavoretto in attesa di iniziare in autunno l’Università.
Le abbiamo chiesto di raccontarci cosa l’ha spinta a candidarsi per il programma Erasmus+ e a partire per questa avventura oltre confine.

“Inizia tutto quando un giorno la professoressa d’Inglese ci ha illustrato il progetto. Parlandone con i miei genitori decisi di iscrivermi, un po’ per gioco! In fondo in fondo pensavo che con tutti i ragazzi che si sarebbero candidati le probabilità che scegliessero me erano proprio basse.
Andai a fare il colloquio e un mese dopo mi arrivò l’email: ero stata selezionata per partecipare al progetto Erasmus”.

Come hai affrontato questa partenza inaspettata?
“Iniziai subito a documentarmi su come fosse la città tramite un amico che avevo conosciuto ai campionati del mondo di atletica leggera. Scoprì presto che il clima è simile a quello dell’Inghilterra: da lì la mia voglia di partire diminuì improvvisamente. In realtà tutto cambiò il primo giorno effettivo di Erasmus, il 15 settembre. Mi innamorai a prima vista della città, della gente e dei loro modi di fare”.

Raccontaci dove sei stata di preciso e di cosa ti sei occupata durante il tuo tirocinio…
“Sono stata alla Coruna, in Galizia. Qui ho lavorato proprio a pochi metri dal mare, nella reception dell’Hotel Zenit. Mi occupavo dell’assistenza clienti durante le fasi di check-in e checkout, davo informazioni sulla città, riordinavo le fatture e facevo altri piccoli lavoretti di supporto per la reception.
Ricordo con molto piacere il periodo natalizio, forse quello durante il quale mi sono divertita di più. La direttrice e il capo reception, infatti, mi hanno lasciato addobbare l’albero e curare le decorazioni del salone all’ingresso”.

Hai riscontrato delle difficoltà durante il tirocinio?
In realtà no, perché sono stata sempre supportata in qualsiasi problema riscontrato durante il mio lavoro, sia dai colleghi della reception che dallo staff di cucina e da tutti gli altri.

Dalle tue parole si evince una grande stima e un bel legame con i colleghi conosciuti. L’Erasmus serve anche a questo: la socializzazione. Concordi?
Si. Con i colleghi dell’hotel continuiamo a sentirci tramite Facebook e devo dire che persone come loro si possono trovare da poche altre parti. Sono stata davvero fortunata. Idem per la gente del posto. Sono molto disponibili e sempre sorridenti. Non sono come noi italiani che abbiamo sempre fretta di fare le cose durante la giornata. Loro prendono tutto con molta calma e questo rende il livello di stress pari a zero. Quando sono tornata in Italia non mi ritrovavo più in questo modo di agire sempre di corsa e ai miei parenti dicevo di fare con calma, di prendere un po’ la vita alla leggera come fanno in Spagna, senza farsi tanti problemi.

Se dovessi fare un bilancio a conclusione della tua esperienza…quali sono gli aspetti del fare un tirocinio all’estero che vorresti sottolineare maggiormente?
Ammetto che prima di partire non avevo delle grandissime aspettative. Un po’ come tutti avevo voglia di migliorare la lingua, ed infatti, in tre mesi ho imparato molto più che in cinque anni a scuola. Qui vivi la lingua a 360 gradi e quando sbagli la prima volta, la seconda non sbagli più. Non è come a scuola dove magari nelle verifiche fai sempre lo stesso errore.
Poi c’è l’aspetto umano: io non pensavo che le persone nel nord della Spagna fossero così calorose. Ho avuto la fortuna di conoscere degli atleti, perché durante il mio soggiorno non ho smesso di allenarmi. Ogni giorno frequentavo il campo vicino alla spiaggia di Bastiaguerio, che aveva come allenatore un ex-giavellottista di alto livello, Necho Fernandez, ed è grazie a loro soprattutto se questa esperienza è stata la più bella vissuta fino ad oggi.

Carmen, Iago, Fran, Ivana, Nico, Samuel, Alexander, Adonis e i piccoli Alex e Roy (i figli dell’allenatore) sono le persone più care. Con loro sono tutti i giorni in contatto. Non dimenticherò mai l’affetto che mi hanno dato nell’accogliermi nel loro campo di atletica e non vedo l’ora un giorno di rivederli, magari questa volta nel mio campo. Questa esperienza ti aiuta a crescere e non smetterò mai di dire alle persone che conosco: andate in Erasmus!

E adesso? Quali sono i tuoi progetti futuri? Pensi di ritornare all’estero prima o poi?
Adesso mi concentrerò sull’Università e chissà, magari mi attiverò per fare un altro Erasmus. Spero di rivedere le persone che ho conosciuto in Spagna: o tornerò per una bella vacanza a Coruna oppure inviterò loro a venire qui a Modena. Quel che so di certo è che non smetterò mai di andare all’estero. In qualche modo l’Erasmus ti allena a diventare cittadino del mondo.

archiviato sotto: ,,,