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Partecipazione

Il Quake a Ravenna

Un centro giovani multiculturale dalle tante sfaccettature

Ormai sono già maggiorenni, per lo più nati in Italia da genitori africani, alcuni abitano addirittura fuori Ravenna, ma, da quando il Quake è aperto una sera alla settimana per gli over 18, sono tornati qui perché è qui dove sono cresciuti, è qui dove hanno trovato educatori con cui confidarsi, a cui chiedere aiuto in caso di bisogno, è qui dove, forse per la prima volta, si sono sentiti veramente accolti e valorizzati.

Partiamo da questa che è una delle tante sfaccettature del centro giovanile Quake del Comune di Ravenna, per raccontarvi com’è questo spazio d’aggregazione e chi lo frequenta. E lo facciamo con l’aiuto di Valeria Mazzesi, Responsabile Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Ravenna e di Mirco Battistini, l’educatore storico del centro che lavora qui dal 2009, da quando di anni ne aveva 26.

Abbiamo chiesto a Valeria Mazzesi di spiegarci le ragioni che hanno portato il Comune di Ravenna ad investire in spazi destinati alle giovani generazione come questo. Guarda la sua dichiarazione.   

Volendo riassumere i tratti salienti del Quake Mirco userebbe queste parole chiave: "integrazione, multiculturalità, ascolto dei bisogni di ragazzi e ragazze, lavoro di rete, accompagnamento all’autonomia, protagonismo giovanile.”
Ma andiamo con ordine.

Il quartiere

“Innanzitutto – ci dice – per capire com’è strutturato il Quake e quali proposte facciamo è fondamentale capire dov’è ubicato.” Il Quake si trova nella Darsena, un quartiere di Ravenna a forte densità popolare che ha affrontato per primo, in città, la tematica sull’accoglienza dei migranti. “Il nostro è dunque un centro giovani multiculturale dove, accanto a ragazzi e ragazze italiani, ci sono giovani di origine marocchina, senegalese, nigeriana per citare solo i paesi da cui provengono la maggior parte dei loro genitori.” Questa multiculturalità che caratterizza e distingue il centro giovani Quake ne rappresenta un grande “punto di forza”, permettendo ai ragazzi che lo frequentano quotidianamente di avere la possibilità di convivere fra grandi differenze. “Differenze – precisa Mirco – che se vissute per le strade del quartiere potrebbero portare a fenomeni di marginalità, isolamento e devianza, e che invece all’interno del centro diventano fonte di conoscenza e di confronto.”

Gli spazi del Quake

“Qui ci troviamo in una struttura molto grande che un tempo era un asilo – ci spiega Mirco – e devo riconoscere che il Comune è attento a renderlo sempre più funzionale alle esigenze dei giovani. Lo scorso anno ad esempio è stato inaugurato il campo da basket che ha funzionato molto bene come punto aggregativo.” All’interno il Quake presenta una grande palestra con specchi che i ragazzi/e utilizzano come spazio per ballare, una sala ping pong, una cucina, un salone principale con divani e tv, una sala musica attrezzata e una sala computer. “Ciascuno di questi spazi – prosegue l’educatore – è funzionale alle attività che proponiamo.”

Le attività per gli under 18

“La sala computer, ad esempio, è lo spazio del doposcuola: qui gli adolescenti vegono seguiti da noi educatori e dai volontari nello svolgimento dei compiti. Altri utilizzano in modo autonomo i supporti informatici ormai fondamentali, ma che a casa non possiedono.” I computer vengono usati anche dai più grandi che chiedono agli educatori un aiuto per la compilazione del loro curriculum vitae per poi mettersi alla ricerca di un lavoro estivo. “Avendo poi a disposizione la cucina abbiamo ideato un laboratorio. Ogni lunedì si impara una ricetta diversa: dalla pizza alle crepes, dai pancakes alle piadine...” Negli anni sono poi stati attivati vari laboratori creativi. “C’è stato per esempio quello di rap e quello di writers: i ragazzi hanno poi realizzato alcuni murales all’esterno del Quake.”

Mirco tiene però a sottolineare che l’adesione ai laboratori è facoltativa. “Il centro è comunque sempre aperto anche per chi vuole semplicemente venire qui a giocare a ping pong o a guardare insieme agli amici la tv.” Altro punto fisso è la gratuità di ogni attività e di ogni esperienza aggregativa. L’ultima nata in casa Quake è ad esempio "Gita" al palazzetto dello sport per tifare Ravenna Basket in occasione di alcune partite del campionato.

Novità: l’apertura serale per gli over 18

Il Centro Quake è nato come spazio di aggregazione e socializzazione per adolescenti, cioè ragazzi e ragazze nella fascia di età dai 13/17 anni. “Da un anno però il martedì organizziamo una serata ad hoc per gli over 18 con tanto di barbecue. Sono stati loro, i giovani, ad averla chiesta perché sentivano il bisogno di ritrovarsi in un contesto sicuro e familiare alternativo alla strada. Sono ragazzi e ragazze del quartiere che qui sono cresciuti e che qui si sentono a casa. Questa estate, inoltre, abbiamo aperto ben 3 sere a settimana ed è stato un successo con una media di 25 giovani frequentatori. Durante l’anno ne abbiamo naturalmente di più, siamo sui 32/33 passaggi giornalieri tra le 15 e le 18,30 ”

La parola a ragazzi e ragazze che frequentano il Quake

Agli adolescenti e ai giovani che cosa piace del Quake? Abbiamo raccolto tre testimonianze
Ascolta l’intervista a Sara in Italia da quando aveva 3 anni che è entusiasta di tutto ciò che si fa al Quake
Ascolta l’intervista ad Alessia che ha 18 anni ed è da 3 anni la rappresentante del Quake e partecipa alle riunioni per prendere decisioni insieme agli educatori
Ascolta l’intervista a Matteo che ha 16 anni e da 3 anni frequenta il Quake soprattutto per stare con gli amici

L’ascolto e il lavoro in rete

Per concludere torniamo ora da Mirco. A lui chiediamo qual è l’aspetto più significativo del suo lavoro di educatore coi ragazzi del Quake che, come abbiamo sentito dalle interviste, lo considerano un vero e proprio punto di riferimento. “Più che lavoro – ci corregge – parlerei di passione perché io ai ragazzi di questo quartiere ritenuto’difficile’ mi sono affezionato e passo con loro ben più tempo di quello per cui sono pagato. L’aspetto fondamentale è instaurare con loro una relazione, un dialogo: ascoltare i loro bisogni, le loro speranze, le loro frustrazioni. Sia io che le mie colleghe che si sono succedute negli anni diventiamo per loro punti di riferimento e spesso facciamo da ponte coi servizi sociali che seguono le famiglie, con le scuole che frequentano, con il consultorio del quartiere. E’ un lavoro di rete.” Ma Mirco vorrebbe fare di più. “Purtroppo – ci confida – non siamo ancora riusciti a instaurare rapporti con le famiglie dei ‘nostri ragazzi’ del Quake. Questa è un’altra sfida su cui come centro d’aggregazione multiculturale lavoreremo.”

Per saperne di più

La presentazione del Quake sul sito del Comune di Ravenna
La pagina Fb del Quake

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